Expo 2015
il Progetto

Il Progetto

L’idea

Il senso profondo del “Progetto Maldive” è nell’idea di condivisione: di conoscenze, di traguardi e di racconto. Una storia che il Padiglione maldiviano a Expo 2015 presenta al mondo.

Il senso del “Progetto Maldive” sta tutto nell’idea di condivisione. Di conoscenze, poiché il Marhe Center è un avamposto di ricerca d’alto livello a disposizione di scienziati e studenti che giungono alle Maldive da tutto il mondo. Ma è anche condivisione di obiettivi: tra un’Università italiana, la Bicocca di Milano, e le autorità dello Stato Maldiviano. Ed è, infine, condivisione di contenuti, di racconto. In virtù degli anni di collaborazione con l’Ateneo, che hanno portato nel 2012 alla costruzione dell’outpost di ricerca a Magoodhoo, le Maldive hanno infatti affidato proprio alla Bicocca l’ideazione e la realizzazione del loro Padiglione Nazionale a Expo 2015.
Il Padiglione Maldive rappresenta dunque molto più di un semplice spazio fisico. E’ il punto focale di questo ponte gettato tra l’Italia e le Maldive. E’ un contenitore che è esso stesso contenuto, impreziosito dall’idea di una videoinstallazione. L’ideazione architettonica e grafica si è ispirata alla tradizione locale, rielaborandola in chiave contemporanea. Il racconto dei sei macrotemi che compongono l’imbastitura del Padiglione si è tradotto in fotografie, video e testi: uno storytelling articolato, realizzato ad hoc per il visitatore dell’Expo e per il website collegato. Uno spazio che celebra insieme i primi anni di una collaborazione internazionale e le tradizioni e la cultura di un intero popolo.

Paolo Galli

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Architettura

Il Padiglione Maldive prende spunto da elementi come l’Oceano e le passerelle. Uno spazio caratterizzato da un’idea sobria di lusso, che dialoga con matericità e gerarchie spaziali.

Nell’immaginario collettivo, le Maldive appaiono come degli isolotti di sabbia bianca circondati da un oceano meraviglioso. Se però pensiamo a un elemento architettonico ricorrente, ecco le lunghe passerelle di legno su palafitte che colonizzano il mare e lo trasformano in superficie, spesso destinata ad alloggiare turisti. Nonostante questi elementi non appartengano alla tradizione costruttiva del passato, sono ormai diventati talmente comuni da far parte del linguaggio architettonico maldiviano.
L’allestimento prende dunque spunto dall’oceano e dalle passerelle. Queste ultime si piegano e da superfici orizzontali diventano degli espositori, che disegnano lo spazio gerarchizzando le informazioni e creando una dialettica di stanze aperte, ognuna caratterizzata da un tema.
Nelle esigenze del progetto erano state individuate cinque aree tematiche: due spazi per introdurre il paese e spiegare il suo rapporto con il cibo; un piccolo spazio di vendita; un punto informativo che illustri la collaborazione tra l’Università e le Maldive; un’area espositiva per una mostra fotografica. L’oceano è presente grazie a una proiezione a soffitto di grandi dimensioni, che con il suo continuo movimento rimanda ai colori del gioiello più prezioso di questo paese.
In complesso si è cercato un lusso sobrio, che gioca con la matericità dei materiali e la gerarchia spaziale che lega questa ricchezza tematica alla ridottissima superficie disponibile. Seguendo la filosofia di EXPO, l’allestimento è facilmente smontabile e tutti i materiali usati sono ecocompatibili, riciclati o riciclabili al 100%.

Francesco Arrigoni

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Allestimento

Un ritmo di linee geometriche e una tessitura di disegni che rimandano alla bellezza della Natura. Elementi antitetici che si fondono a evocare la tradizione maldiviana.

Un ritmo di linee geometriche, ortogonali e parallele, definiscono lo spazio entro il quale si sviluppa una tessitura di disegni, sinuosi e organici o stilizzati ed astratti, tutti allegorici rimandi alla bellezza della natura interpretata dall’uomo. Dall’architettura ai vestiti, dalle imbarcazioni agli oggetti d’arredo, l’arte decorativa nella cultura Maldiviana si esprime trasversalmente attraverso questi due motivi ornamentali caratteristici e antitetici.
In continuità ed in rispetto a questa visione estetica, si è sviluppato il progetto dell’allestimento. Delle fasce in alluminio (materiale leggero e tecnologico ma al tempo stesso naturale) tagliano in verticale lo spazio contrapponendosi all’orizzontalità delle assi in legno dei supporti.
All’interno delle fasce più grandi viene scavata una fitta trama di segni, in modo da conferire leggerezza, fluidità e preziosità decorativa. Il disegno che si crea è un richiamo alle palme, agli anemoni ma anche alle incisioni delle lacche, fino all’arte calligrafica di origine islamica.
Ancora una volta, la scelta delle cromie, è in continuità con la tradizione dei colori locali. Il bianco e il nero dei vestiti, l’ocra dei tappeti, il rosso delle lacche, l’azzurro delle imbarcazioni.
Tutto, senza essere sfacciata imitazione, rimanda in chiave moderna alla cultura maldiviana.

Andrea Carpentieri
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Video Installazione

La videoinstallazione Un giorno alle Maldive riproduce un’esperienza: alzare gli occhi al cielo e trovarsi in fondo al mare o in spiaggia, all’ombra di una palma.

Alzare gli occhi al cielo e trovarsi immersi in fondo all’oceano a nuotare assieme a banchi di pesci, o comodamente sdraiati sulla spiaggia accarezzati dal vento, sotto l’ombra di una palma.
Un giorno alle Maldive vuole fare immedesimare lo spettatore proiettandolo nella bellezza di queste isole senza tempo.
Partendo dalle riprese terrestri e marine, fatte in loco alla vegetazione, agli abitanti e alle loro attività, si sviluppa il racconto.
Un senso avvolgente e di quiete, interrotto solo da alcuni momenti sorprendenti, viene definito da un ritmo rarefatto e fluido, che ci accompagna per tutto il tempo. Dal risveglio dell’alba e l’inizio delle prime attività umane, fino alla discesa in mare e alla frenesia del reef. Passando per le coreografie disegnate dai grandi abitanti del mare. In uno schema simmetrico il ritmo si inverte fino al ritorno sulla terra e quindi al tramonto.
La musica e i suoni, come le continue transizioni tra le scene, sottolineano la fluidità e la calma che la natura di questi luoghi ci impone.

Andrea Carpentieri

I video

La bellezza dei luoghi maldiviani è nota e stupefacente. Ma il fascino di questo Paese esiste ancor più nelle persone, nel mosaico delle loro storie, speranze, timori e tradizioni.

Realizzare dei video sulle Maldive sembra quasi un gioco da ragazzi: è sufficiente piazzare la telecamera su uno scorcio qualunque di un qualsiasi atollo e il risultato sarà immancabilmente stupefacente. Ma la bellezza non basta per raccontare questo paese, la sua cultura e tradizione, i contrasti sociali e la fragilità dell’ecosistema.
Attraverso l’elemento simbolico del cibo abbiamo cercato di far emergere questa complessità: dalla tradizione culinaria locale, sconosciuta ai più, all’alta cucina dei resort per turisti, dalle innovazioni tecnologiche ai problemi legati all’inquinamento e al global warming. Il risultato è un mosaico di storie, di sorrisi, di fatica e di speranza. Lo chef stellato e il pescatore locale, la studentessa universitaria che sogna di diventare cuoca contro il parere della madre e i ricercatori del Marhe Center, che studiano e proteggono la straordinaria biodiversità delle cattedrali subacquee di corallo.
Tutti e tre eravamo già stati alle Maldive in passato, per lavori documentaristici e giornalistici. Eppure l’incontro con la popolazione locale è stato ancora una volta sorprendente. Hanno vinto la timidezza del parlare di fronte alle nostre telecamere e condiviso con noi i piccoli grandi eventi della vita, come il banchetto che un intero villaggio prepara per salutare la nascita di un bambino. Ci hanno invitato e accolto nelle loro serre e nelle scuole, sulle barche e nelle loro case. Hanno cucinato per noi, rispondendo alle nostre domande e spiegandoci le loro tradizioni e usanze, ma anche le preoccupazioni e le aspirazioni future. Uomini e donne che, raccontandosi, hanno conferito tridimensionalità e umanità a quella stereotipata cartolina delle Maldive che noi tutti abbiamo in mente.

Roberto Carini, Giuliano Di Caro, Giulio Pedretti

Fotografia

Le Maldive si raccontano per immagini vivendo sui dhoni, le tradizionali imbarcazioni da pesca, l’esperienza di una fratellanza marina. E sott’acqua, in un universo altro dal nostro.

Sono arrivato alle Maldive per la prima volta nel 2010, per realizzare un reportage per il magazine GEO dedicato ai cambiamenti climatici e alla loro influenza sulla vita dei pescatori maldiviani. In quel primo viaggio ho avuto la possibilità di spendere alcuni giorni in mare a bordo di un “dhoni”, l’imbarcazione tipica maldiviana, insieme a un equipaggio di pescatori. Le giornate trascorse con loro, la possibilità di partecipare a questa fratellanza marina e di poter assistere a questo rito sospeso nel tempo, l’inseguimento estenuante dei grandi banchi di tonno e le notti al largo dell’Oceano Indiano, sotto il cielo stellato, rimarranno per sempre fra i ricordi più belli di tutti i miei viaggi.
Sono tornato nel paese una seconda volta, pochi anni dopo, per documentare l’esperienza dei giovani ricercatori italiani dell’Università Bicocca presso il Mahre Center sull’atollo di Magoodhoo. Questa storia fatta di impegno, sogni, rispetto per il pianeta, mi ha dato la possibilità di scoprire un altro aspetto di questo luogo, che giace nascosto sotto la superficie turchina delle sue acque.
Quest’anno, per il progetto Expo 2015, sono tornato sulle isole per lavorare a un ritratto più completo. Il lavoro fotografico che potete vedere, esposto all’interno del padiglione e in versione più estesa sul sito, è composto da sei piccole storie, che ruotano attorno al tema centrale dell’Expo, “feed the planet”. Questi sei “sguardi” sulle Maldive cercano, attraverso un linguaggio fotogiornalistico e documentario, di andare oltre l’iconografia e l’immaginario classico e essenzialmente turistico che abbiamo di questo Paese.
Al corpo di questo lavoro ho avuto la fortuna di aggiungere il prezioso contributo delle immagini di Tane Sinclair Taylor. Un’immersione nel mondo subacqueo che circonda e sorregge le isole, il viaggio in un altro universo che forse è il vero cuore di questo incantato e fragile frammento del nostro mondo.

Andrea Frazzetta
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Credits
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